L’Umanesimo

L’Umanesimo si colloca nel XV secolo, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento: è un periodo nel quale si riflette in Occidente sul ruolo dell’uomo e si promuove la riscoperta della cultura classica greca e latina.

È un movimento culturale che riguarda la storia del pensiero, dell’arte e della letteratura: dopo i “secoli bui” del Medioevo, si assiste alla “rinascita” della cultura europea.

Gli umanisti di dedicarono allo studio e alla traduzione dei manoscritti antichi, portando alla nascita di una nuova disciplina, la filologia.

L’umanesimo di Petrarca e Boccaccio si diffuse rapidamente in Italia.

L’invenzione della stampa a caratteri mobili, avvenuta in Germania a metà ‘400 per merito del tipografo Gutenberg, permise di aumentare il numero e la diffusione dei testi, antichi e moderni. Un ruolo attivo, a Venezia, ebbe Aldo Manuzio, inventore delle edizioni tascabili che portano il suo nome, le Aldine, curate dai maggiori umanisti dell’epoca.

Leon Battista Alberti si dedicò a discipline diverse: arte, architettura, medicina, diritto e scultura.

Pico della Mirandola scrisse in esilio il Discorso sulla dignità dell’uomo, che rappresenta il manifesto dell’umanesimo: egli esalta l’uomo in quanto dotato del libero arbitrio, la facoltà di scegliere tra il bene e il male e di operare in conseguenza, distinguendosi così dagli animali.

In Europa, il principale esponente dell’umanesimo fu l’olandese Erasmo da Rotterdam, autore del celebre Elogio della follia.