Alessandro Magno era il figlio di Filippo II di Macedonia, il re che nel IV secolo a.C. aveva sconfitto ateniesi e tebani e unito quasi tutte le città greche nella Lega di Corinto.
Succedutogli a 20 anni, Alessandro avviò un grande progetto di espansione, che lo portò a conquistare l’impero persiano in soli dodici anni: dopo le battaglie di Isso e Gaugamela, egli si trovò a regnare su un territorio immenso che si estendeva dall’Egitto all’Indo, includendo Grecia, Asia Minore e Mesopotamia. Tentò anche di invadere anche l’India, ma fu costretto alla ritirata.
Nel 323 a.C., a soli 33 anni, Alessandro morì a Babilonia, probabilmente di malaria.
Le sue conquiste diedero alla cultura greca una diffusione universale, che sarà chiamata Ellenismo.
Oltre a conquistare le grandi metropoli dell’epoca, da Persepoli a Ecbatana, egli fondò nuove città che portavano il suo nome: la più famosa, Alessandria d’Egitto, sorse nel 332 a.C. nel delta del Nilo.

Uno dei maestri di Alessandro Magno fu grande filosofo Aristotele.
Egli era infatti figlio di Nicomaco, medico personale di Filippo II di Macedonia: fu così che Aristotele venne chiamato alla sua corte per insegnare al giovane Alessandro la retorica e la letteratura.

L’espressione “tagliare il nodo gordiano” significa risolvere situazioni complesse in modo rapido e deciso.
Secondo la leggenda, nella città turca di Gordio, vi era un carro legato ad un palo grazie ad una corda fatta di corteccia di corniolo, molto resistente ed intrecciata in un nodo impossibile da sciogliere. Un oracolo aveva stabilito che chi fosse stato in grado di scioglierlo sarebbe diventato imperatore dell”Asia minore.
Alessandro Magno tentò di sciogliere il nodo ma, non riuscendovi, decise semplicemente di tagliarlo a metà con la spada. Da quel momento egli si avviò verso la conquista dell’Asia, fino all’Indo e all’Oxus, facendo, così, avverare la profezia.

