La storia dell’uomo
Parte prima: l’Australopithecus afarensis
Una mattina d’estate del 1978 a Laetoli (Tanzania) un gruppo di ricercatori ritrovò sul fango misto a cenere delle impronte fossilizzate lasciate da due o forse tre ominidi. Risalgono a circa 3,7 milioni di anni fa.

Dalla misura del piede, secondo gli indici schelici, si può dedurre un’altezza approssimativa di
120 – 140 cm. La forma del piede che ha lasciato l’impronta è quella di un individuo dalla postura eretta e da una camminata molto più simile all’uomo che non ad una scimmia.
Erano le orme di un Australopithecus afarensis, una scimmia australe, dell’Africa australe.

Il piede dell’individuo di Laetoli è
simile a quello umano: l’alluce è
allineato e si nota un accenno di
arco plantare

Sono rimaste inalterate per milioni di anni in quanto impresse nel fango misto a cenere vulcanica e immediatamente “fissate” dal calore del sole
Prima di questa importante scoperta nella storia dell’antropologia vi è un “buco” di circa 4 milioni di anni durante il quale gli unici reperti sono rappresentati da frammenti di ossa mascellari o denti con i quali non è possibile trarre significative informazioni sull’evoluzione dell’uomo.
Come nostro antenato si è ipotizzato il Proconsul, uno scimpanzè vissuto circa 23-14 milioni di anni fa, dalla dimensioni di una volpe con il cervello del volume di una pallina da ping pong. Era un quadrupede erbivoro e arrampicatore dalla lunga coda e dal muso appuntito.


Proconsul
Purgatorius
Secondo altre ipotesi il nostro antenato si può ritenere il Purgatorius, vissuto circa 70 milioni di anni fa, quindi contemporaneo dei dinosauri e simile ad un topolino dalla coda lunga.
Un evento molto importante in quel periodo fu uno sconvolgimento geologico che portò ad una spaccatura (Rift Valley) lungo la quale la terra si innalzò, aumentò l’attività vulcanica e vi furono conseguenze climatiche molto importanti; mentre la zona occidentale continuò a rimanere foresta, la zona orientale si inaridì, a causa anche delle trasformazioni avvenute nella circolazione delle masse d’aria.

Questa spartizione del clima provocò nelle due zone situazioni ambientali che portarono ad adattamenti diversi:
- nella zona di foresta si svilupparono quelle forme che ancora oggi conosciamo (scimpanzè e gorilla)
- nella zona arida della savana, in Africa orientale emersero le prime forme di ominidi (è la zona di Laetoli).
Quindi la conservazione dei reperti scheletrici del cosiddetto “anello mancante” vissuti nella zona in questione, è stata fortemente condizionata all’acidità del terreno che ne ha compromesso il processo di fossilizzazione e di conseguenza la trasmissione fino ai nostri giorni.
Quindi in circa 5 – 7 milioni di anni si passa dal quadrupede (Proconsul o Purgatorius) al bipede di Laetoli.
Sono tante le ipotesi a favore della conquista del bipedismo:
- poter portare con se del cibo
- poter usare strumenti
- vedere lontano sopra le alte erbe
- raccogliere le bacche sopra gli arbusti
- essere più alti e quindi più temibili verso i nemici o predatori

- potersi difendere lanciando sassi
- per stare in acqua in piedi per guadare un fiume portando qualcosa con se
- ricevere meno sole
Il passaggio alla stazione eretta è graduale perché complicato e ciò si nota
- nella posizione del foro occipitale,

- nella nuova conformazione del bacino che ora deve sorreggere il peso dei visceri,
- nel piede perché deve assumere una forma arcuata per poter ammortizzare meglio i traumi,
- nella riorganizzazione della circolazione (la pressione del sangue deve aumentare per poter far fronte alla forza di gravità che si oppone alla risalita del sangue verso il capo).
Esistono tuttavia anche dei grossi rischi per la conquista della stazione eretta, come quelli di fratture agli arti che potevano rivelarsi per un bipede un handicap insormontabile.
Per un quadrupede quello di alzarsi in piedi è certo un problema non di poco conto, ma altrettanto difficile poteva essere per un topo quello di alzarsi in volo ma, nonostante le notevoli difficoltà, vi è riuscito.
Nel novembre del 1974 nella ragione dell’Hadar, detta Afar, l’antropologo Donald Johanson ritrovò lo scheletro di un ominide:

- si trattava dello scheletro di una femmina, come testimonia la forma ampia del bacino
- era completa al 40 % ma ben ricostruibile: tra i due arti inferiori era presente il femore sinistro e la tibia destra

- aveva circa 20 anni: infatti la dentatura rivela che i denti del giudizio erano già cresciuti ma non ancora usurati
- era erbivora, come si nota dalle strie che i vegetali hanno impresso sulla dentina
- era alta 110 – 120 cm
- pesava circa 25 Kg
- il cervello aveva un volume di circa 400 cc, circa quello di una grossa arancia
- era bipede e arrampicatrice: infatti aveva le braccia ancora molto lunghe
E’ un AUSTRALOPITHECUS AFARENSIS e le venne dato l’ormai famoso appellativo di Lucy dal titolo della canzone di Beatles “Lucy in the sky with diamonds”, in quanto la canzone venne ripetutamente ascoltata durante tutta la notte di festeggiamenti al campo base per l’importante ritrovamento
