“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”
Legge 20 luglio 2000, n. 211
Art.1
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
COSA FARE PER NON DIMENTICARE? SCOPRIAMO LE PIETRE D’INCIAMPO.
Installazione e reading di storie dedicate alle vittime della Shoah
LE PIETRE D’INCIAMPO
L’artista che ha dato vita alle PIETRE D’INCIAMPO si chiama Gunter Demnig. Gunter è nato in Germania nel 1947 ed era già un artista affermato quando cominciò il suo lavoro per ricordare le vittime del nazismo e del fascismo in Europa.
La prima pietra d’inciampo (“Stolperstein” in tedesco) fu posta nel 1992 a Colonia, in Germania, per ricordare la deportazione dei rom e dei sinti di quella città per mano dei nazisti. All’epoca Demnig non immaginava che quella piccola pietra d’ottone sarebbe stata la prima di altre decine di migliaia. Quel giorno successe infatti qualcosa che gli fece capire l’importanza di continuare in questa sua opera: una donna del quartiere nel quale aveva appena installato la pietra lo fermò per dirgli che nessun rom o sinti aveva mai abitato in quelle case. Quella signora viveva lì negli anni della deportazione ma non conosceva la storia dei suoi vicini di casa, o forse non la voleva ricordare. Per impedire ogni forma di oblio, negazionismo e indifferenza, Gunter Demnig ha posato oltre 75mila pietre d’inciampo nella maggior parte dei paese europei, più di mille delle quali si trovano in Italia.
Questa iniziativa di Gunter Demnig è una delle tante azioni intraprese in ogni parte del mondo per preservare il ricordo delle vittime del nazismo e del fascismo. E’ però anche una vera e propria “opera d’arte diffusa”: ogni pietra viene segnalata sulle mappe e deve mantenere la sua unicità e coerenza con le altre. I criteri che portano alla posa di una pietra d’inciampo sono specifici: solo le vittime del nazifascismo sono ricordate. Questo non vuol dire che le vittime di altre tragedie siano meno importanti e tutte hanno diritto all’essere ricordate, ma per non snaturare il senso del progetto è importante evitare pietre d’inciampo “fai-da-te” o poste seguendo altri criteri e motivazioni, perché la memoria è più forte quanto più rispetta la sua specificità. E’ fondamentale quindi rivolgersi direttamente all’artista o alle associazioni promotrici locali. Gunter lavora senza sosta per soddisfare il maggior numero possibile di richieste.
Le pietre d’inciampo sono dei piccoli blocchi quadrati di pietra ricoperti di ottone. Queste vengono poste da Gunter davanti alla porta delle case nelle quali vivevano le persone poi deportate nei campi di sterminio. Ebrei, omosessuali, rom e sinti, oppositori politici, Testimoni di Geova, disabili: tutte le vittime dello sterminio nazista sono ricordate nelle stolperstein con nome e cognome, data di nascita, data e luogo di deportazione e quella della morte.
Possono sembrare quasi delle carte d’identità, ma sono dei piccoli monumenti che vogliono restituire dignità di essere umano a chi fu ucciso, far riflettere sull’orrore di ciò che avvenne e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta mai più. Per dare un significato ancora più profondo alle pietre d’inciampo, Gunter Demnig ha spesso citato il Talmud, testo fondamentale della religione ebraica, che in un passaggio afferma: “Una persona viene dimenticata solo quando se ne dimentica il nome”. Queste parole, scritte secoli fa, sono così drammaticamente vicine a quelle che un giovane ebreo, David Berger, scrisse alla fidanzata nella sua ultima lettera prima di essere ucciso dai nazisti: “Se dovesse accadere qualcosa, vorrei che lì ci fosse una persona che ricordasse che una volta è vissuto qualcuno chiamato David Berger”. David Berger, pensando alla sua morte, esprimeva come ultimo desiderio quello di essere ricordato, con il suo nome, come essere umano. Questa frase è divenuta negli anni una sorta di testamento e imperativo morale che è stato raccolto da Yad Vashem, il più grande memoriale in ricordo delle vittime della Shoah che si trova a Gerusalemme: ricordare i morti dello sterminio come esseri umani e non solo come numeri, quindi con il proprio nome. Così come vogliono fare anche le pietre d’inciampo.[1]
[1] https://www.scuolaememoria.it/site/it/2021/10/01/le-pietre-dinciampo/
MAPPA DELLE PIETRE D’INCIAMPO IN ITALIA
https://lab24.ilsole24ore.com/pietre-inciampo/

In Sardegna l’unica pietra d’inciampo fino ad ora depositata è a Sassari in Piazza d’Italia. E’ dedicata a Zaira Coen Righi morta ad Auschwitz nel 1944.
COMPITO DI REALTA’ E PRESENTAZIONE AI COMPAGNI
Dopo aver guardato le immagini di tante pietre e il video sull’opera dell’artista Gunter Demnig, i ragazzi sono stati invitati a riflettere sul passo del Talmud che recita “una persona una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”. Da qui l’idea del compito: in coppia o singolarmente fare una ricerca di video, immagini, notizie e siti, scegliere una pietra, riprodurla con il das o del cartone o con un mattone, di 10cmx10cm, alta 5/10 cm, dipingere la parte superiore color oro e scrivere il nome, la data di nascita, l’anno, il luogo di deportazione e la data della morte. Può essere la pietra di un bambino/a, uomo, donna, anziano/a, come da foto.

Cercare delle notizie sul nome inciso e poi immaginare e inventare per ognuna di queste vite, racchiuse in una pietra, la fine, riscriverne il destino. Con immaginazione e con un approccio empatico è possibile pensare a quella persona e riscrivere la sua storia la sua vita come se non fosse morta in un campo di concentramento. Chi era quella persona, cosa faceva, era un medico, una professoressa, aveva una famiglia?


