Nel I secolo d.C. Erone di Alessandria descrisse la prima macchina a vapore della storia, chiamata eolipila o “sfera di Eolo”: era un dispositivo metallico mantenuto in rotazione grazie al vapore ottenuto al suo interno. L’eolipila non era fruibile come fonte di energia e non aveva quindi alcuna applicazione pratica.
Nel 1765 lo scienziato scozzese James Watt realizzò la prima macchina a vapore moderna, apportando miglioramenti all’invenzione dei suoi predecessori.
La macchina di Watt era capace di produrre energia meccanica sfruttando il vapore acqueo: essa fu l’elemento decisivo della rivoluzione industriale che in Inghilterra iniziò alla fine del XVIII secolo, espandendosi poi in tutto l’Occidente.
Il motore a vapore sostituì la forza motrice degli animali, dell’acqua e del vento, migliorando le attività estrattive, le segherie, la lavorazione dei metalli e dei tessuti.
Un altro settore che beneficiò direttamente di questa invenzione fu quello dei trasporti, con lo sviluppo della navigazione fluviale, delle locomotive e delle ferrovie.


