Il termine zero deriva dall’arabo sifr, col significato di nulla, vuoto.
Il simbolo dello zero deriva invece dalla lettera greca omicron, presente nelle tavole di Tolomeo e Giamblico; il nome per esteso era οὺδἐν, ouden = nulla.
Furono i babilonesi, attorno al 300 a.C., i primi a marcare uno spazio vuoto usando un simbolo formato da due cunei inclinati.

Nel periodo ellenistico, dopo le conquiste di Alessandro Magno, lo zero arrivò in India dove venne chiamato śūnya, legando il numero alla nozione di infinito.
Gli arabi appresero dagli indiani il sistema di numerazione posizionale decimale e lo trasmisero agli europei: è il motivo per cui ancor oggi usiamo i cosiddetti “numeri arabi”.
La numerazione posizionale venne introdotta in Europa dal pisano Leonardo Fibonacci, che, nel Liber abbaci del 1202, tradusse sifr in zephirum, da cui derivarono poi zero e cifra.
Lo zero era conosciuto anche nell’America precolombiana: Olmechi, Maya e altri popoli mesoamericani lo avevano scoperto autonomamente.

Lo zero è l’unico numero reale a non essere né positivo né negativo.
Il numerale 0 si usa nei sistemi di numerazione posizionali, in cui il valore di una cifra dipende dalla sua posizione: decine, centinaia, migliaia sono rappresentate da numeri interi seguiti da uno, due o tre zeri.
In informatica, è uno dei due elementi del sistema binario.


