L’affresco

L’affresco è un’antica tecnica pittorica che consiste nell’applicare pigmenti minerali stemperati in acqua su intonaco fresco: il colore ne è chimicamente incorporato, diventando resistente all’acqua e al tempo.

L’intonaco è un impasto di sabbia, polvere di marmo o pozzolana, calce e acqua.

Il colore viene steso sull’intonaco ancora umido, quindi “a fresco”. La carbonatazione avviene entro tre ore dalla stesura del colore, per cui l’artista è condizionato nell’esecuzione dell’opera. L’altro aspetto critico è rappresentato dalle tonalità: l’intonaco bagnato, infatti, rende le tinte più scure, mentre la calce tende a sbiancare i colori.

I primi esempi di affresco risalgono alla civiltà minoica, nel II millennio a.C., e sono visibili principalmente nel palazzo di Cnosso.

In epoca romana, gli scavi di Pompei hanno rivelato grandi affreschi parietali, soprattutto nella villa dei Misteri, risalente al I secolo a.C.

Nel Medioevo vengono introdotte le sinopie, cioè disegni preparatori che precedono la stesura del colore: il nome deriva dalla città turca di Sinope, da cui proveniva la terra rossa stesa a pennello prima dell’affresco.

Durante il Rinascimento, l’affresco sarà valorizzato dall’opera di Michelangelo Buonarroti, in particolare la volta della Cappella Sistina, inaugurata nel 1508 da papa Giulio II, che aveva commissionato il lavoro.

La parete di fondo sopra l’altare, realizzata tra il 1535 e il 1541, rappresenta il Giudizio Universale, ovvero l’ultima venuta del Cristo alla fine dei tempi per inaugurare il Regno di Dio.