La notazione musicale è il sistema che fissa per iscritto una composizione o una melodia.
I primi codici musicali risalgono al IX secolo: le note erano rappresentate da segni grafici chiamati neumi.
I neumi furono rappresentati da Guido D’Arezzo con dei quadrati, poi trasformati in rombi e, quindi, in punti rotondi.
Guido d’Arezzo era un monaco benedettino vissuto intorno all’anno 1000; egli scrisse un trattato musicale, il Micrologus, che fu il testo di musica più diffuso del Medioevo, insieme ai trattati di Severino Boezio.
Guido d’Arezzo adottò anche un rigo di quattro linee su cui posizionare le note: il suo tetragramma fu l’antenato dell’odierno pentagramma.
L’altezza del suono è determinata dalla posizione delle note sul rigo musicale: più il suono è acuto, più viene scritto in alto. Le note che superano il pentagramma, perché più acute o più gravi, vengono trascritte sui tagli addizionali, delle lineette aggiunte al rigo musicale.
L’introduzione delle figure di durata è attribuita a Francone da Colonia, un compositore tedesco vissuto nel XIII secolo.
Curiosità:
- nel 1472 nella città tedesca di Costanza venne stampata la prima musica su fogli sciolti;
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il solfeggio, una pratica che consiste nel leggere ad alta voce uno spartito musicale, prende il nome dalla note sol + fa.

Guido d’Arezzo è considerato l’inventore delle note musicali; egli attribuì ad ogni nota una sillaba corrispondente alle prime due lettere dei versi dell’inno gregoriano di Paolo Diacono a San Giovanni Battista:
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Ut queant laxis
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resonare fibris,
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Mira gestorum
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famuli tuorum,
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Solve polluti
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labii reatum,
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Sancte Iohannes.
Nel XVII secolo Ut venne modificato in Do, sillaba iniziale di Dominus.

