La Magna Charta libertatum è un documento redatto nel 1215 dall’arcivescovo di Canterbury e accettato dal re inglese Giovanni. Essa doveva garantire la Chiesa e limitare l’imposizione delle tasse feudali da parte della Corona. La carta riguardava i rapporti tra monarca e nobiltà, ma è rimasta un simbolo di lotta per la libertà e di rispetto per i diritti individuali.

Tommaso Moro fu un filosofo e politico inglese vissuto tra il XV e il XVI secolo.
Fu autore della “Utopia”, racconto in cui immagina un’isola con una società ideale.
Cancelliere nel 1529-1532, contrastò la Riforma anglicana del re Enrico VIII: questa presa di posizione gli costò l’accusa di tradimento e la vita.

John Locke, nella Lettera sulla tolleranza (1685) sostiene che occorre distinguere l’attività di un governo civile da quella religiosa per evitare lotte di religione all’interno dello stato.
Locke è oggi considerato il padre del liberalismo.
La Dichiarazione dei diritti (in inglese Bill of Rights) del 1689 fu accettata e firmata da Guglielmo III d’Orange, che aveva sposato Maria Stuart.
Essa stabiliva la centralità del Parlamento rispetto alla Corona, dopo una lotta secolare che aveva portato alla guerra civile, alla dittatura di Cromwell e alla “Gloriosa rivoluzione” del 1688.
Il Bill of Rights affermava la libertà di parola e opinione all’interno del Parlamento, libere elezioni, il divieto di persecuzione per motivi religiosi e altri principi che diventeranno i cardini della monarchia parlamentare costituzionale.

