Il nome Arturo deriva dalla radice greca ἄρκτος (árktos) che significa “nord” e “orso”, collegato con le costellazioni vicine alla stella polare: il Grande Carro e l’Orsa Maggiore.
Anche il nome latino Artorius e quello celtico Artos richiamano l’immagine dell’orso.
La sua diffusione fu accresciuta nel Medioevo dal ciclo di leggende di Re Artù e dei cavalieri della Tavola rotonda. Artù è presentato come come un condottiero britannico che difese la sua terra dagli invasori sassoni nel V secolo.

Citato nel IX secolo da Nennio, riappare intorno nel XII secolo nella “Storia dei re di Britannia” di Goffredo di Monmouth e nei romanzi di Chrétien di Troyes: la leggenda si diffonde in breve tempo in tutta Europa, dalla Cornovaglia all’Italia.
Un bassorilievo sul fianco del Duomo di Modena, risalente al 1120, testimonia come la storia avesse viaggiato nel Medioevo.
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Artù è la figura del re ideale, in pace e in guerra, in un mondo incantato pieno di creature magiche e avventure fantastiche. Nelle leggende arturiane appaiono personaggi ed elementi che avranno una grande fortuna letteraria: il mago Merlino, i cavalieri Lancillotto, Tristano, Galvano, Perceval, la spada nella roccia Excalibur, il calice del Sacro Graal.

