Le biblioteche, dall’Antichità al Rinascimento

Biblioteca deriva dal greco bibliothḗkē, raccolta di libri.

Le biblioteche sono una invenzione antica, quasi quanto la scrittura. L’uomo ha sempre sentito la necessità di salvare e proteggere documenti importanti: testi religiosi, annali, registri contabili.

A Tell el-Amarna, in Egitto, è stata rinvenuta un’ampia raccolta di tavolette di argilla; nel III millennio a.C. gli egizi iniziano ad adotta il papiro come supporto scrittorio.

La prima biblioteca della storia risale al VII secolo a.C.: è quella di Ninive, in Assiria, nel palazzo di Assurbanipal, con tavolette d’argilla che costituiscono documenti preziosi per la conoscenza della cultura mesopotamica.

Nella Grecia classica nasce la letteratura, che comprende l’ epica, la lirica, la storia e la filosofia; la più famosa biblioteca è quella della scuola di Aristotele.

In età ellenistica la più celebre biblioteca fu quella di Alessandria, nata nel III secolo a.C. per iniziativa dei Tolomei; la sua distruzione nel IV secolo comporterà la perdita di gran parte del patrimonio culturale dell’epoca.

La biblioteca di Pergamo, coeva di quella di Alessandria, fu uno dei più grandi centri di cultura greca dell’età ellenistica. La pergamena deriva il proprio nome dalla città turca di Pergamo, e secondo Plinio il Vecchio fu inventata in seguito a un editto di Tolomeo V che vietava l’esportazione dei rotoli di papiro da Alessandria.

Le biblioteche dell’antica Roma erano raccolte private, costituite soprattutto di libri greci provenienti dalle guerre di conquista e per questo allestite presso le ville di condottieri; le biblioteche pubbliche vennero istituite all’inizio dell’età imperiale e contenevano libri greci e latini. Augusto sarà il primo imperatore a promuovere la diffusione di biblioteche pubbliche a Roma e in tutto l’impero.

Con il crollo delle istituzioni romane nel V secolo, la salvaguardia del patrimonio librario antico e della tradizione cristiana venne assunto dall’organizzazione ecclesiastica che istituì nuove biblioteche presso i monasteri e i capitoli delle cattedrali.

Nell’impero bizantino, oltre alle biblioteche monastiche, gli imperatori inaugurarono importanti biblioteche pubbliche a Costantinopoli e a Nicea.

Al di fuori del mondo occidentale, grandi scuole e biblioteche nacquero a Baghdad, al Cairo e Al-Andalus, nella Spagna islamica.

La “Casa della Sapienza” di Baghdad, chiamata in arabo Bayt al-Hikma, era la biblioteca privata del Califfo abbaside Hārūn al-Rashīd, citato nelle Mille e una Notte. A partire dall’anno 832 essa venne ampliata fino ad ospitare quasi mezzo milione di volumi, diventando la più grande biblioteca del mondo arabo-islamico. Tra i testi custoditi, vi erano opere in lingua greca, ebraica, copta, persiana e sanscrita. La Casa della Sapienza crebbe al punto da ospitare un osservatorio astronomico, una università di medicina e un ospedale. Nel 1258, dopo quattro secoli, la biblioteca fu distrutta dall’invasione mongola.

La nascita delle signorie e lo sviluppo dell’Umanesimo nell’Italia del ‘400 portarono all’istituzione di nuove biblioteche: la Medicea a Firenze e la Malatestiana a Cesena.

La biblioteca Vaticana promossa da papa Sisto IV nel XV secolo, divenne la maggiore biblioteca europea dell’epoca, accogliendo anche testi della cultura classica e studi filologico-letterari.

Nel Rinascimento, le biblioteche in Italia seguirono il modello umanistico: la Marciana a Venezia, la Medicea Laurenziana a Firenze, l’Estense a Ferrara e Modena;

Nei grandi Stati nazionali del XVI e XVII, si svilupparono le biblioteche “pubbliche” appartenenti di fatto al sovrano, il quale esercitava il controllo sulla stampa, ormai largamente diffusa: la censura statale si andava così ad aggiungere a quella ecclesiastica.