L’abaco

L’abaco è un antico strumento di calcolo usato per effettuare operazioni matematiche semplici.

In Cina e in Mesopotamia apparve nel II millennio a.C.; in seguito lo adottarono Greci e Romani.

Il termine “abaco” deriva dall’ebraico ʾābāq “polvere”.

L’ abaco a polvere era una tavoletta di legno o argilla, su cui veniva sparsa della polvere di sabbia, con cui si tracciavano dei segni che rappresentano le operazioni matematiche e le figure geometriche. Nell’antichità era usato da Fenici, Ebrei, Greci, Etruschi e Romani.

La Tavola di Salamina, risalente al 300 a.C., è costituita da una lastra di marmo bianco lunga 150 cm e larga 75 cm, sulla quale sono presenti cinque gruppi di segni.

 

 

Nel Medioevo in Europa ebbe grande importanza il libro di Leonardo Fibonacci intitolato Liber abbaci, pubblicato nel 1202.

Nel periodo medievale e rinascimentale le scuole d’abaco fornivano la formazione tecnico-matematica ad artigiani e mercanti, introducendo in particolare l’uso delle cifre arabe e dell’algebra.

L’ abaco a colonne consente di effettuare operazioni semplici come l’addizione e la sottrazione. I gettoni sono allineati su una serie di colonne parallele secondo il sistema posizionale, per distinguere unità, decine e centinaia. Nell’XI secolo l’abaco di Gerberto di Aurillac, diventato poi Papa Silvestro II, aveva un abaco con 27 colonne e mille gettoni con i numeri naturali da 1 a 9.

L’ abaco ad anelli è costituito da una serie di aste parallele in cui sono infilati degli anelli di colore diverso. Viene ancora utilizzato nei primi anni di scuola per imparare a contare ed illustrare il sistema posizionale.

L’ abaco a scacchiere, utilizzato nel Regno Unito, ha assunto una tale importanza da conferire il titolo alla terza carica dello stato: il ministro delle finanze, infatti, è chiamato Chancellor of the Exchequer, “Cancelliere dello Scacchiere”. La tradizione vuole che, sin dall’epoca normanna, si usasse un panno suddiviso in scacchi per conteggiate le rendite della corona.